Lo ammetto: seguo sui social la gente separata. Lo faccio per capire che vita fa dopo la separazione, se è felice, se esce, se ha amici... cerco insomma di capire che vita mi aspetta.
Tante foto con grandi sorrisoni, feste, cene, pranzi, amici, viaggi, nuovi amori magari.
E mi sento tristissima.
Non vedo questo futuro per la mia vita, e non parlo dei nuovi amori. Insomma di quelli mi interessa relativamente.
La tristezza deriva da quello che io vedo in quelle foto: gente triste che cerca di mettere insieme i cocci di quella vita che voleva e non ha avuto, che mette insieme il suo cuore e la sua faccia per continuare a ridere e sorridere per i propri figli e cerca compagnia di gente a pezzi nello stesso modo, magari pezzo dopo pezzo riusciamo a creare qualcosa con gli scarti di quello che è rimasto...
Separati che iniziano storie tra loro con il presupposto latente che tutto può finire nel peggiore dei modi quindi, in fondo, perché impegnarsi più di tanto? Meglio dare poco, dare quello che si può, quello che resta, quello che è rimasto dentro. Che non è amare davvero, è amare come risultato della differenza tra quello che eravamo e quello che siamo diventati.
Uscire con gli amici quando i figli sono con l'altro genitore, per non sentire il dolore, l'assenza, per non pensarci.
E' una setta di gente persa, che non sa dove sia finita la propria vita e cerca di recuperare qualcosa, di divertirsi in qualche modo, di ridere in qualche modo, di essere felice in qualche modo.
Dovrei abbracciare questa setta ed entrarci e partecipare, lo so. E' quello il mio luogo ora.
Ma ne resto ai margini, non mi avvicino, non voglio, resisto.
I miei cocci sono ancora sparsi ovunque e non ho la forza nemmeno per spazzarli via.