venerdì 18 maggio 2018

La setta dei separati

Lo ammetto: seguo sui social la gente separata. Lo faccio per capire che vita fa dopo la separazione, se è felice, se esce, se ha amici... cerco insomma di capire che vita mi aspetta.
Tante foto con grandi sorrisoni, feste, cene, pranzi, amici, viaggi, nuovi amori magari.
E mi sento tristissima.
Non vedo questo futuro per la mia vita, e non parlo dei nuovi amori. Insomma di quelli mi interessa relativamente.
La tristezza deriva da quello che io vedo in quelle foto: gente triste che cerca di mettere insieme i cocci di quella vita che voleva e non ha avuto, che mette insieme il suo cuore e la sua faccia per continuare a ridere e sorridere per i propri figli e cerca compagnia di gente a pezzi nello stesso modo, magari pezzo dopo pezzo riusciamo a creare qualcosa con gli scarti di quello che è rimasto...
Separati che iniziano storie tra loro con il presupposto latente che tutto può finire nel peggiore dei modi quindi, in fondo, perché impegnarsi più di tanto? Meglio dare poco, dare quello che si può, quello che resta, quello che è rimasto dentro. Che non è amare davvero, è amare come risultato della differenza tra quello che eravamo e quello che siamo diventati.
Uscire con gli amici quando i figli sono con l'altro genitore, per non sentire il dolore, l'assenza, per non pensarci. 
E' una setta di gente persa, che non sa dove sia finita la propria vita e cerca di recuperare qualcosa, di divertirsi in qualche modo, di ridere in qualche modo, di essere felice in qualche modo.

Dovrei abbracciare questa setta ed entrarci e partecipare, lo so. E' quello il mio luogo ora.
Ma ne resto ai margini, non mi avvicino, non voglio, resisto. 

I miei cocci sono ancora sparsi ovunque e non ho la forza nemmeno per spazzarli via.

mercoledì 25 aprile 2018

Alle 22.43

Ore 22.43
Che fa figlio? Dorme?

Ore 23.06
Ora si.

Tu sei lì, lontano, nella tua vita, quella che hai scelto. Con le persone che hai scelto. Nei modi che hai scelto.

Noi siamo qui. Insieme ma senza te. In un luogo che non abbiamo scelto, in un modo che non abbiamo scelto. Ma insieme senza te. Ed anche questo lo hai scelto tu.

E allora stai lì. Sono le 22.43. Pensa a te stesso, alle persone con cui sei, alla vita che stai vivendo. Non volevi stare con noi.

E allora stai lì. Sono le 22.43. Non puoi pretendere che io faccia la cronistoria della sue giornate,  delle sue attività, della sua crescita, della sua quotidianità. Sei stato tu a non volerlo vivere, sei stato tu ad andare via.

E allora stai lì. Sono le 22.43. Ed ognuno fa la sua vita.

lunedì 16 aprile 2018

Come quel giorno

Mi sono truccata con cura e lentamente cercando di curare i dettagli. 
Come quel giorno.

Ho sistemato i capelli, con la piastra, affinché la piega resti perfetta.
Come quel giorno.

Mi sono vestita con attenzione, avevo già scelto cosa indossare e lo avevo appeso all'anta dell'armadio.
Come quel giorno.

Ho indossato la collana, gli orecchini ed i bracciali.
Come quel giorno.

Ho preso la borsa ed il copri abito, ho indossato le scarpe.
Come quel giorno.

Sono salita in auto ed ho guidato verso l'ufficio preposto.
Come quel giorno.

Quando sono arrivata non c'era nessuno ad attendermi. Non c'erano i parenti, non c'erano gli amici, non c'erano i fiori, non c'era il fotografo, non c'erano i volti felici, non c'erano più le speranze.

Non c'eravamo più nemmeno noi.
Come quel giorno, forse.

venerdì 6 aprile 2018

Vuoi venire a mangiare sushi?

Domanda semplice, niente di complesso, una data, un luogo, un orario, degli amici.
Cibo, chiacchiere, risate magari, qualche racconto triste sulla mia attuale situazione.
Vorrei accettare ma non posso, non ancora. 
Tu la sera hai ancora troppo bisogno di me, per addormentarti attaccato a me, ogni tanto apri gli occhi e controlli se ci sono, con il pugno tieni stretta la maglietta così non posso scappare.

No, grazie. Ancora non posso lasciare mio figlio la sera. Ma grazie del pensiero e continua ad invitarmi, prima o poi dirò di si!

Domanda semplice, risposta semplice.
Mi spuntano le lacrime e piango. Piango per la vita perduta, per la vita lontana, per la vita difficile. Nessuna di queste cose è avvenuta perché sono diventata mamma, ma perché sono divenuta una mamma single, con esigenze da mamma ma amici da single.

lunedì 19 marzo 2018

19 marzo 2018

Auguri ai papà che restano.
Quelli che ci sono tutti i giorni, che portano i figli a scuola e vanno a riprenderli, che fanno la spesa e comprano sempre quella cosa che tanto ti piace, quelli che ti preparano il piatto di frutta pulita e tagliata e ci mettono vicino anche la forchetta, quelli che ti accompagnano ovunque ed a qualunque ora, quelli che "la famiglia prima di tutto", quelli che non scappano, quelli che restano.
Auguri ai papà che restano e vogliono restare.
Loro sono veri papà.

domenica 11 marzo 2018

Quando ho capito di odiarti

Non è stato quando ho scoperto il tradimento.
Non è stato quando ho capito che mi avevi mentito.
Non è stato quando ti ho visto con lei.
Non è stato quando non hai voluto salvare la nostra famiglia.

E' stato quando ho dovuto insegnare ad altri a fare il mio lavoro, ho dovuto lasciare il mio posto, quello che mi ero costruita con fatica e sacrifici e stanchezza e rinunciando a tanto altro.

E' stato quando ho visto le mie nipoti guardami come "il parente estraneo", quello che vedi poco e con cui non hai confidenza. Non sanno cosa dirmi, non sanno cosa fare con me, non vogliono abbracci o baci... non mi vedono quasi mai del resto, come dar loro torto.

E' stato quando ho visto la mia casa vuota. Quella che abbiamo comprato sei mesi prima del matrimonio e che, in quei pochi mesi, ho provveduto a sistemare da sola sia con il lavoro manuale, sia seguendo i lavori ed i mille operai.

E' stato quando hai distrutto il mio sogno di avere una famiglia unita e tanti figli. Perché unita non lo è ed i tanti figli non penso li avrò.

E' stato quando mi sono accorta che mi hai tolto tutto quello per cui avevo lavorato e sudato e sperato negli ultimi 10 anni: casa, lavoro, matrimonio, famiglia.
Ho perso tutto tranne mio figlio. Lui no, lui non lo ho perso e non lo perderò mai. 
Lui lo hai perso tu: sei tu che non lo vedi crescere ogni giorno, che non godi del suo visino appena sveglio, che non ti siedi a tavola con le sue chiacchiere, che non vivi ogni sua meraviglia.

A conti fatti, nonostante io abbia perso quasi tutto, chi ha perso sei tu. 



Questa sensazione di....

Mi alzo e ci penso.
Penso alle cose che ci accomunano, al background comune che abbiamo, alle cose che fanno ridere entrambi, alla visione simile che abbiamo delle cose.
Ai ricordi creati negli anni, alle esperienze vissute e condivise, alla decisioni prese, alle risate, alla complicità.


C'era anche altro. C'era la distanza di alcuni momenti, l'incomprensione in altri e i litigi. 



Credevo fosse tutto normale, credevo che, nonostante ciò che ci divideva, ciò che ci avvicinava fosse maggiore. Eravamo una squadra, credevo.


Mi alzo, ci penso e mi rendo conto che erano cose che ho immaginato solo io per tutto quel tempo.


E mi resta quella sensazione di incompiuto, lì, tra lo stomaco ed il cuore.

Sassolino nella scarpa n.1

Carissimo,
tra le varie cose che mi hai tolto c'è il lavoro.
E' vero, la "nostra" società è nata su tuo impulso e su tua promozione, ma quando ci sono entrata è diventata pure mia.
Eravamo io e te ed un ufficio ricavato nella cameretta accanto alla camera da letto. Ci ho passato 13, 14 anche 15 ore al giorno, muovendomi per mangiare e uscire a fare la spesa, facendo praticamente la reclusa, per gestire tutto quello che dovevo gestire. Per aiutarti e aiutarci a creare qualcosa di grande. Per te, per noi, per i nostri figli.
Io mi prendevo le rogne, in modo che tu fossi libero di occuparti della parte commerciale e tecnica. Ed ha funzionato. In tre anni abbiamo quintuplicato il fatturato, trovato nuovi clienti, assunto dipendenti e trovato un ufficio. 
Lo ho voluto con la cucina ed una stanza in più, perché quando avremmo avuto bambini avrei potuto continuare a lavorare ma avrei avuto spazio per loro. E così è stato. Lo ho arredato, mi sono occupata di tutto, continuando a lavorare sempre senza sosta. 
Ho formato altre persone, ho gestito collaboratori, magari anche evitando che chiamassero te. 
Mi sono occupata della nostra casa, dei problemi, degli impegni, delle ricorrenze e intanto lavoravo. Senza lamentarmi, mi andava bene. Era il mio lavoro e la mia vita.

Poi ti sei preso tutto e mi hai anche tolto il lavoro. Perché con me non potevi lavorare. Perché non mi sopportavi. Perché hai detto che non ero in grado, che non sapevo far nulla, che avevo fatto un sacco di casini. Ed ora usi il mio essere tua dipendente come scusa per affibbiarmi incarichi border line giusto per mettermi a tacere ed avere la scusa di dire che mi hai dato qualcosa da fare ma non la ho fatta ancora... devo lavorare da casa perché l'accesso all'ufficio mi è impedito e non posso più svolgere i miei compiti perché mi hai costretta a formare altre persone per fare il mio lavoro.

Voglio staccarmi, andare via, non lavorare più "per te", che prima era con te, ma solo nella mia testa a quanto pare. Ma come si può rinunciare ad uno stipendio fisso per l'ignoto dovendo mantenere una casa ed un figlio?

Ancora una volta, grazie di tutto.

8 settembre 2017

Quello che non riuscirò credo mai a capire è da quanto tempo Lui non mi voleva più bene e perché non è venuto a dirmi che, dentro di Lui, c'era questa situazione. 

Perché, invece di incasinare tutto, non ha creduto che io ne valessi la pena. 

Perché non ha creduto in noi dopo 10 anni in cui, anche se ora Lui lo nega, siamo stati felici. Ed ha messo tra noi un'altra persona, nella nostra squadra, che forse era solo la mia squadra. 
In ogni caso, in tutta sincerità, questa è la ferita minore. 
La cosa più dolorosa per me e per il mio cuore è stato il modo in cui mi ha trattata mentre aspettavo te... che sei Suo figlio, non di un altro. Perché i Suoi atteggiamenti mi hanno fatta stare male mentalmente e fisicamente. E la solitudine che mi ha fatto provare è stata incolmabile ed inconsolabile.
Avevo bisogno di Lui. Avevo bisogno che Lui fossi felice con me per ciò che accadeva, invece fuggiva via verso una pseudo felicità che oggi, visto lo stato attuale delle cose, non so cosa fosse. C'era solo bisogno di un po di affetto e di stima e di parlare sinceramente, sarebbe stata dura, ma una famiglia ha bisogno di questo.

Adesso è tutto come è... ognuno per se stesso, che va avanti credendo che un giorno ci sarà di nuovo felicità, magari con qualcun'altro, tenendo a mente gli errori commessi, la casa vuota e polverosa. La roba negli scatoloni. Le foto buttate via. I sogni ed i progetti dimenticati, appallottolati, nascosti in un cassetto che non deve essere aperto. E tu. Che avresti avuto bisogno di Lui, sempre, invece vedrai solo le sue spalle mentre vai via.

Oggi, 8 settembre, sarebbe stato il nostro terzo anniversario di matrimonio, invece eravamo dal notaio a parlare di come evitare che l'altro ottenga vantaggi e di come tutelare te se ci saranno altri eredi. Ad aprile mi ha detto che mi amava. A settembre pensa a fare altri figli. Come cambia la vita in poco tempo. Come cambiano le persone in poco tempo.

Mi sembra un vita fa, una persona fa. 

Sia io che Lui di Aprile non esistiamo più. Oggi siamo due persone diverse. Io stanca, stanchissima di questa vita dura e faticosa sempre. Lui non lo so. Oggi non so chi sia.

I prossimi figli

Sono le 22.50 e siamo qui, io e te, nel letto. Uno dei nostri sabato sera che, per noi, sono una sera come tutte le altre.

La routine serale è stata la stessa (bagnetto-pappa-cacca-cambiopannolino-pappa-nanna) di tutti i giorni. Tu nel tuo lettino dormi beato. Ti tocchi il naso, sorridi, pieghi le gambe. 
Io sono stesa accanto a te e ti osservo. Lui chissà dov'è. Sarà con lei e saranno a fare i fidanzatini giovani e felici.

Io sono qui che ti guardo vivere e crescere e Lui no. Ha rinunciato a tutto questo per lei. 
Come sia potuto accadere ancora non lo capisco. 

11 mesi fa ti abbiamo concepito, 5 mesi fa diceva di amarmi, ieri parlava dei figli che avrà in futuro.

Sono così fortunata ad avere te, a vederti crescere, a guardarti ogni singolo istante. 
Lui non lo capirà mai. Pensa già ai prossimi figli.