lunedì 19 marzo 2018

19 marzo 2018

Auguri ai papà che restano.
Quelli che ci sono tutti i giorni, che portano i figli a scuola e vanno a riprenderli, che fanno la spesa e comprano sempre quella cosa che tanto ti piace, quelli che ti preparano il piatto di frutta pulita e tagliata e ci mettono vicino anche la forchetta, quelli che ti accompagnano ovunque ed a qualunque ora, quelli che "la famiglia prima di tutto", quelli che non scappano, quelli che restano.
Auguri ai papà che restano e vogliono restare.
Loro sono veri papà.

domenica 11 marzo 2018

Quando ho capito di odiarti

Non è stato quando ho scoperto il tradimento.
Non è stato quando ho capito che mi avevi mentito.
Non è stato quando ti ho visto con lei.
Non è stato quando non hai voluto salvare la nostra famiglia.

E' stato quando ho dovuto insegnare ad altri a fare il mio lavoro, ho dovuto lasciare il mio posto, quello che mi ero costruita con fatica e sacrifici e stanchezza e rinunciando a tanto altro.

E' stato quando ho visto le mie nipoti guardami come "il parente estraneo", quello che vedi poco e con cui non hai confidenza. Non sanno cosa dirmi, non sanno cosa fare con me, non vogliono abbracci o baci... non mi vedono quasi mai del resto, come dar loro torto.

E' stato quando ho visto la mia casa vuota. Quella che abbiamo comprato sei mesi prima del matrimonio e che, in quei pochi mesi, ho provveduto a sistemare da sola sia con il lavoro manuale, sia seguendo i lavori ed i mille operai.

E' stato quando hai distrutto il mio sogno di avere una famiglia unita e tanti figli. Perché unita non lo è ed i tanti figli non penso li avrò.

E' stato quando mi sono accorta che mi hai tolto tutto quello per cui avevo lavorato e sudato e sperato negli ultimi 10 anni: casa, lavoro, matrimonio, famiglia.
Ho perso tutto tranne mio figlio. Lui no, lui non lo ho perso e non lo perderò mai. 
Lui lo hai perso tu: sei tu che non lo vedi crescere ogni giorno, che non godi del suo visino appena sveglio, che non ti siedi a tavola con le sue chiacchiere, che non vivi ogni sua meraviglia.

A conti fatti, nonostante io abbia perso quasi tutto, chi ha perso sei tu. 



Questa sensazione di....

Mi alzo e ci penso.
Penso alle cose che ci accomunano, al background comune che abbiamo, alle cose che fanno ridere entrambi, alla visione simile che abbiamo delle cose.
Ai ricordi creati negli anni, alle esperienze vissute e condivise, alla decisioni prese, alle risate, alla complicità.


C'era anche altro. C'era la distanza di alcuni momenti, l'incomprensione in altri e i litigi. 



Credevo fosse tutto normale, credevo che, nonostante ciò che ci divideva, ciò che ci avvicinava fosse maggiore. Eravamo una squadra, credevo.


Mi alzo, ci penso e mi rendo conto che erano cose che ho immaginato solo io per tutto quel tempo.


E mi resta quella sensazione di incompiuto, lì, tra lo stomaco ed il cuore.

Sassolino nella scarpa n.1

Carissimo,
tra le varie cose che mi hai tolto c'è il lavoro.
E' vero, la "nostra" società è nata su tuo impulso e su tua promozione, ma quando ci sono entrata è diventata pure mia.
Eravamo io e te ed un ufficio ricavato nella cameretta accanto alla camera da letto. Ci ho passato 13, 14 anche 15 ore al giorno, muovendomi per mangiare e uscire a fare la spesa, facendo praticamente la reclusa, per gestire tutto quello che dovevo gestire. Per aiutarti e aiutarci a creare qualcosa di grande. Per te, per noi, per i nostri figli.
Io mi prendevo le rogne, in modo che tu fossi libero di occuparti della parte commerciale e tecnica. Ed ha funzionato. In tre anni abbiamo quintuplicato il fatturato, trovato nuovi clienti, assunto dipendenti e trovato un ufficio. 
Lo ho voluto con la cucina ed una stanza in più, perché quando avremmo avuto bambini avrei potuto continuare a lavorare ma avrei avuto spazio per loro. E così è stato. Lo ho arredato, mi sono occupata di tutto, continuando a lavorare sempre senza sosta. 
Ho formato altre persone, ho gestito collaboratori, magari anche evitando che chiamassero te. 
Mi sono occupata della nostra casa, dei problemi, degli impegni, delle ricorrenze e intanto lavoravo. Senza lamentarmi, mi andava bene. Era il mio lavoro e la mia vita.

Poi ti sei preso tutto e mi hai anche tolto il lavoro. Perché con me non potevi lavorare. Perché non mi sopportavi. Perché hai detto che non ero in grado, che non sapevo far nulla, che avevo fatto un sacco di casini. Ed ora usi il mio essere tua dipendente come scusa per affibbiarmi incarichi border line giusto per mettermi a tacere ed avere la scusa di dire che mi hai dato qualcosa da fare ma non la ho fatta ancora... devo lavorare da casa perché l'accesso all'ufficio mi è impedito e non posso più svolgere i miei compiti perché mi hai costretta a formare altre persone per fare il mio lavoro.

Voglio staccarmi, andare via, non lavorare più "per te", che prima era con te, ma solo nella mia testa a quanto pare. Ma come si può rinunciare ad uno stipendio fisso per l'ignoto dovendo mantenere una casa ed un figlio?

Ancora una volta, grazie di tutto.

8 settembre 2017

Quello che non riuscirò credo mai a capire è da quanto tempo Lui non mi voleva più bene e perché non è venuto a dirmi che, dentro di Lui, c'era questa situazione. 

Perché, invece di incasinare tutto, non ha creduto che io ne valessi la pena. 

Perché non ha creduto in noi dopo 10 anni in cui, anche se ora Lui lo nega, siamo stati felici. Ed ha messo tra noi un'altra persona, nella nostra squadra, che forse era solo la mia squadra. 
In ogni caso, in tutta sincerità, questa è la ferita minore. 
La cosa più dolorosa per me e per il mio cuore è stato il modo in cui mi ha trattata mentre aspettavo te... che sei Suo figlio, non di un altro. Perché i Suoi atteggiamenti mi hanno fatta stare male mentalmente e fisicamente. E la solitudine che mi ha fatto provare è stata incolmabile ed inconsolabile.
Avevo bisogno di Lui. Avevo bisogno che Lui fossi felice con me per ciò che accadeva, invece fuggiva via verso una pseudo felicità che oggi, visto lo stato attuale delle cose, non so cosa fosse. C'era solo bisogno di un po di affetto e di stima e di parlare sinceramente, sarebbe stata dura, ma una famiglia ha bisogno di questo.

Adesso è tutto come è... ognuno per se stesso, che va avanti credendo che un giorno ci sarà di nuovo felicità, magari con qualcun'altro, tenendo a mente gli errori commessi, la casa vuota e polverosa. La roba negli scatoloni. Le foto buttate via. I sogni ed i progetti dimenticati, appallottolati, nascosti in un cassetto che non deve essere aperto. E tu. Che avresti avuto bisogno di Lui, sempre, invece vedrai solo le sue spalle mentre vai via.

Oggi, 8 settembre, sarebbe stato il nostro terzo anniversario di matrimonio, invece eravamo dal notaio a parlare di come evitare che l'altro ottenga vantaggi e di come tutelare te se ci saranno altri eredi. Ad aprile mi ha detto che mi amava. A settembre pensa a fare altri figli. Come cambia la vita in poco tempo. Come cambiano le persone in poco tempo.

Mi sembra un vita fa, una persona fa. 

Sia io che Lui di Aprile non esistiamo più. Oggi siamo due persone diverse. Io stanca, stanchissima di questa vita dura e faticosa sempre. Lui non lo so. Oggi non so chi sia.

I prossimi figli

Sono le 22.50 e siamo qui, io e te, nel letto. Uno dei nostri sabato sera che, per noi, sono una sera come tutte le altre.

La routine serale è stata la stessa (bagnetto-pappa-cacca-cambiopannolino-pappa-nanna) di tutti i giorni. Tu nel tuo lettino dormi beato. Ti tocchi il naso, sorridi, pieghi le gambe. 
Io sono stesa accanto a te e ti osservo. Lui chissà dov'è. Sarà con lei e saranno a fare i fidanzatini giovani e felici.

Io sono qui che ti guardo vivere e crescere e Lui no. Ha rinunciato a tutto questo per lei. 
Come sia potuto accadere ancora non lo capisco. 

11 mesi fa ti abbiamo concepito, 5 mesi fa diceva di amarmi, ieri parlava dei figli che avrà in futuro.

Sono così fortunata ad avere te, a vederti crescere, a guardarti ogni singolo istante. 
Lui non lo capirà mai. Pensa già ai prossimi figli.

10 anni

7 giugno 2017

10 anni.

Oggi è il nostro decimo anniversario di fidanzamento. Ci sono voluti 10 anni per arrivare qui. Per essere sposati, per essere prossimi ad avere un figlio. 10 anni cominciati dal nulla, abbiamo cambiato tanti lavori, avuto più o meno fortuna, fatto tanta fatica per arrivare dove siamo. 10 anni di viaggi, risate e complicità, ma anche di litigi e incomprensioni. 

Eravamo così giovani e siamo cresciuti insieme.

Ma soprattutto, abbiamo creato una famiglia. Ed ora mi sento completa. Tu, io, il nostro bambino, il nostro cane. Siamo una famiglia. E non serve altro.

Ti avrei detto questo oggi. 

Invece è l'ultimo 7 giugno da ricordare.

I mobili che comprammo

Abbiamo guardato in un paio di negozi, non molti di più, perché siamo persone pratiche e non volevamo perdere troppo tempo per scegliere dei mobili.

Poi, in un solo pomeriggio abbiamo scelto la cucina, il tavolo, le sedie, la madia e la vetrinetta.

Per il salone abbiamo aspettato un po perché non trovavamo nulla che ci piacesse. Non abbiamo girato, non avevamo fretta. Il divano lo abbiamo trovato mentre facevamo una passeggiata in un centro commerciale, senza discutere, senza pensarci troppo. La parete attrezzata presa tramite foto inviate da mio padre.

La camera da letto la abbiamo acquistata all'ikea in attesa di trovare qualcosa che ci piacesse di più, ma in 3 anni (2 anni e 8 mesi per la precisione), non abbiamo mai trovato altro. La ho montata sola mentre Lui eri fuori per lavoro, prima del giorno del matrimonio: volevo che per quel giorno tutto fosse pronto e perfetto, per la realizzazione del sogno di una vita.

Il resto è venuto un po per volta: la scatola di legno portaoggetti per la colazione post matrimonio che io ho usato per conservare tutti gli oggetti significativi (ci dissero che è una tradizione napoletana far arrivare la colazione a domicilio agli sposi il giorno dopo le nozze come buon auspicio... non ha funzionato molto bene devo constatare), la papera di legno presa in quel viaggio in Sicilia, così come la pigna di ceramica. Il cuore di legno appeso alla vetrinetta preso durante il viaggio in Inghilterra. Il cuscino che Lui ha ordinato da internet con sopra il ritratto di un cane uguale al nostro. Il divanetto della sala da pranzo che era dei suoi genitori e mi piaceva così tanto che me lo hanno regalato, il gazebo per esterno che ogni anno montiamo e smontiamo con molta fatica, ma che bello stare li le sere in estate. La scritta dipinta sul muro, realizzata in un pomeriggio d'autunno con estrema indecisione sul colore.

E, per ultima, la stanzetta per te. La abbiamo comprata un giorno in cui eravamo usciti per comprare il trio e poi ci siamo ritrovati ad aver comprato anche lettino e fasciatoio. Bianca, semplice, senza fronzoli. A noi piacciono le cose semplici. Quel pomeriggio di febbraio il clima era già molto teso: avevo pensato che Lui si sarebbe emozionato a scegliere qualcosa per te, che avrebbe realizzato cosa stava accadendo ed avrebbe ragionato. Invece non vedeva l'ora di comprare, pagare ed andare via. Era freddo e distaccato, non mi abbracciava da mesi, trovava scuse se mi avvicinava io. Febbraio, fine quinto mese, e già la tua famiglia si stava sgretolando. Nonostante le cattiverie e la freddezza da parte sua, credevo ancora che avremmo potuto sistemare tutto. E invece no, Lui non ci ha creduto ed ha deciso di interessarsi ad altro. Ed io che lo volevo vicino e partecipe, mi sono trovata sola a portare avanti una gravidanza, senza nessun tipo di partecipazione emotiva da parte sua. Era altrove, era con lei.

Adesso dovrò scegliere nuovi mobili per la nostra nuova casa. Da sola. Dovrò costruire nuovi ricordi, nuove emozioni, nuovi sogni. Per me e per te. Senza Lui. Che resterà in quella casa e ci porterà qualcuno che non siamo noi.

Fa ancora male. Fa ancora male.

Tu cresci e non sai nulla e non avrai mai ricordi in quella casa perché non sarà mai la tua, la nostra. Ti prometto che costruirò un posto meraviglioso per noi, dove ogni giorno creeremo ricordi meravigliosi. E ci saremo io e te. Ed il nostro cane.

I viaggi in auto

Quando sei piccolo viaggiare in auto con i genitori è un momento rilassante. O, per lo meno, per me lo è sempre stato. Potevo stare tranquilla ed addormentarmi sul sedile posteriore senza paure o preoccupazioni: i miei genitori erano lì con me e niente mi sarebbe potuto succedere perché loro lo avrebbero impedito, loro si sarebbero occupati di tutto, loro avrebbero risolto tutti i problemi. Io potevo rilassarmi, godermi la vita. C'erano loro con me e mi avrebbero protetta.

Crescendo ho cominciato ad andare in macchina con altre persone, amici, parenti, conoscenti e mai più sono riuscita ad addormentarmi perché non riuscivo ad essere rilassata: ero troppo impegnata a controllare la strada, la velocità, lo stato di chi guidava.

Poi un giorno ho conosciuto Lui e dopo un po di tempo che stavamo insieme ho ricominciato ad addormentarmi in auto. Perché mi fidavo di Lui, mi sentivo al sicuro, sentivo che non avrebbe permesso mi succedesse niente di male. 

Non avrei mai pensato che invece mi avrebbe ferita con premeditazione e volontà.

Ed ora ci sei Tu. E voglio che tu possa dormire in auto il più a lungo possibile, con la bocca leggermente aperta e la testolina reclinata da un lato. Non è come sarebbe dovuto essere, in macchina con te ci sono solo io, ma farò di tutto affinché tu non te ne accorga e possa sentirti sereno e tranquillo. 

La vita che volevo

La vita che volevo eravamo noi. Noi 3 (più il cane!).

Noi 3 nel lettone la mattina a scambiarci sorrisi, noi 3 sul divano a vedere un film, noi 3 in aeroporto in partenza, noi 3 esausti dopo una giornata, noi 3 nervosi per un litigio, noi 3 alle manifestazioni sportive, noi 3 insieme nel bene e nel male.

La vita che volevo, la volevo solo io. Lui no. Lui non ha voluto e non vuole essere un trio, gli piace il 2+1 dove Lui è l'1 eventuale. È una somma che non aggiunge, una divisione perenne, una sottrazione di affetto, una moltiplicazione di tristezza.

Ma devo accettarlo. Nella vita tutto si accetta, si impara a convivere con il dolore come un parente poco simpatico che non puoi non frequentare. È un dolore come le onde del mare in tempesta: sono onde alte e ogni volta che si infrangono sgretolano una piccola parte di cuore, fino a quando, con il tempo, il cuore non avrà assunto una nuova forma, una nuova sfaccettatura. E la tempesta sarà finita. Le enormi onde diventeranno piccole e porteranno il dolore lentamente e ritmicamente diventando sempre più piccole, sempre meno frequenti. Fin quando non rimarranno che piccole increspature sulla superficie, che probabilmente riuscirò a sopportare grazie al tran tran della vita quotidiana.

E un giorno sarò felice. Un giorno ci sarà qualcuno che saprà apprezzarmi davvero per quella che sono, difetti inclusi. Un giorno qualcuno mi amerà tanto da amare mio figlio come se fosse il suo. E ci saremo noi 3 (più il cane). Un trio diverso da quello che avevo immaginato. Un trio diverso dalla vita che volevo. Ma potrebbe essere un trio più felice.

Lui resterà il +1. Poteva essere parte del trio, invece ha deciso di essere il +1. Un giorno lo capirà. Ed avrà sprecato tanta felicità.

Opinioni non richieste

Dopo ciò che è successo, tra gli effetti collaterali, ci sono state le persone che hanno cominciato a parlare. Ognuno ha avuto la sua opinione basata su ciò che aveva sentito o gli era stato detto o gli era stato raccontato. 

Come in ogni storia nessuno può sapere la verità, se non chi la vive. 

Ma non è stato così. 

Molti sapevano versioni distorte o venivano a sapere cose che puntualmente mi venivano a riferire, alimentando in me il dubbio è l'insicurezza e generando reazioni di rabbia e frustrazione.

Questo fino a ieri. 

Oggi ho capito che devo ignorare queste persone e devo ignorare ciò che mi viene detto e smettere di parlare con chiunque e cercare solo l'affetto della mia famiglia e delle mie amiche.

Ho quindi deciso di tenere per me ciò che saprò da ora in poi è di evitare ulteriori discussioni e di chiedere a tutti di smettere di parlarmi. 

Mi appunterò tutte le cose sentite, sperando che scriverle mi faccia passare la rabbia. 

Far girare l'economia

Oggi siamo andati a visitate una casa. La nostra nuova casa, è questo quello che cerchiamo. Una casa per te, me ed il cane. Noi soli che andiamo avanti in questa vita.

Lui non ha mai cercato di fermarmi. Non mi ha chiesto di aspettarlo e non so nemmeno se sarei riuscita a farlo... certo è che se uno non te lo chiede probabilmente non vuole essere aspettato. Parlare con Lui è ormai difficile ed ogni volta mi rendo conto di come spesso si siano create incomprensioni tra noi: io che evito di dire alcune cose per il quieto vivere, Lui non le sa e non le viene a sapere e magari pensa che me ne frego e si comporta di conseguenza. Idem al contrario.

I rapporti sono una cosa strana e complessa. Pensi che evitando di dire alcune cose ed evitando le discussioni sarai apprezzata, invece ti ritrovi sola, maltrattata ed umiliata. 
E continuo a credere che tutto questo non fosse necessario.

Lui viene a stare con te qualche minuto al giorno. A volte 10, a volte 15, a volte 2.
Come sarà quando ci trasferiremo? Come funzioneranno le cose?

Tu cresci e per ora non ti rendi conto di nulla. Percepisci l'agitazione, la frustrazione e la tristezza. Per questo cerco di avere sempre il sorriso con te. Perché non è giusto tu subisca ciò che accade.

Io non esisto più. Non esisto come moglie, come donna, come professionista, come persona. Evito di chiedermi come va e mi limito a piangere nei momenti di maggiore rabbia o frustrazione. Esisto solo come madre. Tua madre. E non mi sento nemmeno particolarmente brava. Mi sento in colpa per non averti dato una famiglia, perché ti faccio uscire con il caldo, perché ti porto in ufficio e ti allatto mentre lavoro. Mi sento in colpa perché mentre mangi non ricambio il tuo sguardo per guardare il PC. Mi sento in colpa quando andiamo a vedere case o quando parlo con l'avvocato. Mi sento in colpa perché meritavi di più e ci ho provato in tutti i modi. Ma non ha funzionato.

Avvocati, notai, psicologi, agenzia immobiliari. Forse il divorzio lo hanno inventato per far lavorare i professionisti, per far girare l'economia.

La vita progettata

Ho sempre desiderato avere figli. Almeno da quando ne ho memoria.
Ho passato la vita a progettare la mia vita.

A 12 anni sapevo già di voler andare all'università, sapevo quale facoltà avrei voluto frequentare, sapevo che lavoro avrei voluto fare. I soldi della mia esigua paghetta non li spendevo per i giornalini come le mie coetanee, ma li mettevo da parte conscia che i miei genitori non potevano permettersi di pagarmi gli studi. 
Ho partecipato a concorsi letterari e scolastici che avessero premi in denaro per racimolare la somma che mi serviva per realizzare i miei obiettivi.
Volevo studiare, laurearmi, trovare un lavoro che mi soddisfacesse ed avere una famiglia.
Volevo vivere in una casa bianca in riva al mare, con un cane bianco, un marito stupendo e dei figli biondi.

Fino a 10 mesi fa la mia vita era come la avevo immaginata. Mi sono laureata, professionalmente mi sentivo soddisfatta, avevo un marito non perfetto ma su cui pensavo di poter contare fino alla fine della mia vita, un cane e, finalmente, un figlio in arrivo.
Fino a 10 mesi fa sentivo di avere tutto.

È incredibile come ad un certo punto la vita ti scivoli via dalle mani e vada per la sua strada e tu non riesca a fare niente. Cerchi di recuperare, di riparare, di trattenere ciò che puoi. Afferri affannosamente ciò che puoi tentando di non perdere tutto. E più ci provi più tutto scivola via. Finché non ti accorgi di non avere più niente. E quel marito che sapevi ma non essere perfetto ma a cui avevi affidato la tua vita, con la profonda certezza che non ti avrebbe lasciata sola, è proprio colui che ti ha fatto del male.

Per una vita intera ho saputo dove stavo andando. Adesso non so più nemmeno chi sono. E non so come mi ritrovo in questa situazione.

1 month

Un mese che sei con me. Un mese di sguardi, di pianti, di sorrisi nel sonno, di facce buffe, di dita strette dalle tue manine, di mal di pancia, di dormite vicini, di ore di allattamento e sudate.

Un mese che ti guardo crescere, ogni attimo, ogni minuto, ogni ora, ogni giorno. Guardo i tuoi progressi, le piccole cose che impari a fare, il modo in cui ti muovi, respiri, piangi. Guardati crescere, osservarti, da un senso a tutto, persino alla sofferenza ed al dolore. Affronterei di nuovo tutto pur di averti qui con me, pur di poterti guardare mentre sorridi nel sonno, per poter sentire il tuo profumo e toccare le tue mani. Niente vale più di te e della tua felicità.

Un mese che sono la tua mamma. Ed è così rassicurante pensare che lo sarò per sempre, che la vita ora ha un altro sapore, un altro colore, un altro senso.
L'amore non dura per sempre, e la situazione lo dimostra, ma il nostro si. Il nostro durerà per sempre.

Buon primo mese di vita.

(Questa ricorrenza è stata la prima che abbiamo festeggiato da separati. Non lo siamo ancora ma credo che le cose si svolgeranno più o meno così. Due feste. Tu che stai prima con la mia famiglia e con me e poi con lui e la sua famiglia. Io che partecipo ad entrambe, almeno fino a quando la mia presenza sarà ritenuta necessaria da un GIUDICE. NON da un'altra madre, non da te, non da me. Sarà una fredda legge ed un freddo tribunale a stabile quando tu non avrai più bisogno di me. Come si possa accettare questa cosa io non lo so. Come si possa stabilire quando un bambino non ha più necessità della madre io non lo so. Come si possa dire ad una madre di stare dei giorni senza i suoi figli io non lo so. Perché un giorno mio figlio sarà pronto a stare senza me, probabilmente arriverà un giorno in cui non sarà nemmeno triste. Ma non arriverà mai il giorno in cui io sarò pronta a stare senza mio figlio. E lui questo non potrà mai capirlo: è già stato senza vedere suo figlio, non vive con suo figlio, non sa come è la vita con suo figlio sempre, conosce solo le brevi visite. Non capirà mai il dolore di non vederlo per un giorno o anche solo un'ora. E me lo porterà via per ore o giorni o settimane. È un dolore che ora non immagino nemmeno come farò a sopportare.

Mio figlio è la mia vita e dal giorno in cui è nato (più di quanto non lo facessi in gravidanza) ho dedicato ogni attimo della mia vita a lui. Non riesco a pensare a lui con altre persone senza di me che controllo che stia bene. Ma questo Lui non lo capirà mai.)

23 days

Tredici giorni dopo. Tredici giorni volati via e lunghissimi.

Tu cresci e guardati crescere è meraviglioso e faticoso. Le notti insonni, i mal di pancia, i pianti inconsolabili, i pannolini cambiati senza sosta. Ma anche i tuoi occhi grigi che mi guardano mentre mangi ed i tuoi sorrisi... chissà a cosa pensi! I tuoi piedini che diventano freddi, le manine che mi toccano e stringono, i capelli morbidi e profumati. Ogni cosa di te è una meraviglia che ammiro ogni giorno, ringraziando il cielo per il dono meraviglioso che mi ha mandato.

Lui a volte c'è, a volte no. Siamo passati, in 13 giorni, per una lunga serie di fasi contrastanti. Vuol tornare, vuole andare, non vuole perdere tutto, vuole stare solo. Ed io ho assecondato ogni fase, ho deciso di dare a tutti una seconda chance. Per te, per me stessa, per lui (perché credo che nella vita si possa sbagliare ma se si vuole davvero ci si può far perdonare degli errori e si possa recuperare. Vale per tutti. Per me. Per lui.). Ma qui le chance diventano tre, quattro, cinque, mille. Ed ogni volta che lui attraversa una nuova fase io cerco di capire e dare una opportunità a tutti. 
Nella fase attuale lui vuole stare solo. E sa che quando tornerà forse non sarò più disponibile. Machissenefrega. L'ennesima dimostrazione che di me non sente la mancanza e non vuole troppe responsabilità. Vuole tempo e può prenderselo. Tutto il tempo che vuole. C'è tanto tempo in una vita. Tanto da vivere e tanto da sprecare.

Io guardo. Guardo te. Guardo lui. Guardo le sue fasi e dove andranno a parare.

Lui vuole tempo, io non ho più tempo. Non ho tempo per soffrire, non ho tempo da sprecare. Nemmeno un minuto. Non voglio perdere nemmeno un attimo della mia e della tua vita nella tristezza. Ho perso già troppo tempo durante la gravidanza e mai mi perdonerò l'aver perso momenti di te perché troppo presa dall'inferno che avevo dentro e intorno.

Io guardo e vado avanti. E saremo felici. Con o senza di lui.

10 days

Ci separiamo. Era inevitabile a questo punto, ma io ancora non riesco a crederci.

Andare da un avvocato, decidere come sistemare le cose pratiche, firmare carte. Finiscono così 10 anni, i progetti, i sogni, una famiglia. Con un paio di firme.

Penso lui sia sollevato e si senta finalmente libero. Libero di vivere altre persone, o semplicemente libero di vivere lei.

Io andrò e firmerò. Sperando di essere riuscita per quel giorno a diventare sufficientemente apatica da non provare nulla.

Penso che con il tempo e la volontà e la pazienza e soprattutto l'amore avrei potuto superare e perdonare. Avrei provato a trovare un modo.
Ma non posso perdonare il fatto che, a causa sua, tu dovrai vivere come un pacco postale tra due genitori e non saprai mai cosa significa avere una famiglia unita.
Posso perdonare tutto, ma non il male fatto a te.

8 days

Siamo qui con lui. È venuto a farti visita prima di ripartire.

Sei in braccio a lui e ti piace, sei sereno, il suo calore ti calma.  Dormi.
Tu dormi e noi parliamo. Di te, di noi, di tutto.
Degli errori, dei problemi, di quello che non è stato detto e quello che non è stato fatto. Di quello che è stato fatto male.

Lui vorrebbe tornare indietro, a quel giorno in cui, dopo quella brutta litigata, non è davvero andato via come aveva minacciato di fare.

Io vorrei tornare indietro al giorno del nostro matrimonio. E ricominciare da li.

Ma non posso. Lui non può. Si può solo andare avanti con quello che c'è.

7 days

Una settimana. La tua età oggi. Solo 7 giorni brevissimi e lunghissimi.

Sei qui con me e ti guardo mentre mangi, mentre dormi, mentre guardi il mondo per la prima volta con i tuoi occhi grandi e grigi. Ti guardo e mi sento in colpa, perché non ho saputo creare la situazione migliore per te. Perché non ti darò la famiglia che meriti e non saprai mai com'è avere un papà ed una mamma che si vogliono bene. Perché spero di essere all'altezza di crescerti come meriti.

Lui si interessa a te, mi chiede come stai, viene a stare con te. Non credo che essere padre sia solo questo ed è triste pensare che non sappia cosa fai la notte quando hai fame, come si fa per cambiarti il pannolino e come ti piace essere tenuto per calmarti. Piccole cose che si imparano ogni giorno e che lui si perde e che tu perdi con lui. E che io perdo. Perché sarebbe bello vedervi dormire insieme.

Noi non esistiamo più. Ora esisti solo tu.

24 giugno 2017

24/06/2017


Sei nato. E questo per me sarà il giorno zero. Lo spartiacque tra la vita prima e dopo. Il giorno da cui ricomincio a contare.

Da adesso in poi com'è che andrà con te che hai detto sono qua e davvero sei qua tra noi...

7 days after due date

+ 7

Lo so. Venir fuori fa paura. Non sapere cosa troverai, non sapere cosa c'è ad aspettarti. Non sapere come saranno le cose. Posso capire che tu abbia paura.

Io vedo cosa c'è ed ho paura anche io. 

Questo, però, è il tuo momento. Devi prendere coraggio ed uscire. 

Non importa cosa c'è e cosa non c'è. Io ci sono e ci sarò per sempre. Fidati. Puoi venir fuori.

2 days after due date

+2 

Stasera ci ha visitato il ginecologo. Ti stai preprando. Se non accade nulla nei prossimi giorni, mi ricovereranno e proveranno ad indurmi il travaglio. 
Sempre che tu non decida di nascere prima. Ed io, sinceramente, ci spero. Sia perché sono fisicamente stanca, sia perché ricorrere alle tecniche "artificiali" mi spaventa un po.

Lui mi ha chiesto se poteva accompagnarmi. Gli ho detto si, che poteva. È venuto. Cerca di scherzare e di chiedere informazioni su come funziona. È come se fosse un amico. Cioè vuole comportarsi come un amico, ma io non ci riesco. Questo rapporto non lo voglio. E durerà poco ancora. 

Dopo la tua nascita ci siederemo e si dovrà decidere cosa fare. Non andrà come avrei voluto. Io sento che non saremo una famiglia tutti insieme. Mi dispiace, non posso fare altro ormai. Devo accettare le cose e fare la tua mamma. Solo questo sarò. E sarà tutto.

1 day after due date

+ 1
Che il 16 giugno non sia la tua data di nascita ormai è assodato. 

Siamo andati oltre, non so quando deciderai di nascere.


Oggi ho incontrato lui. È una cosa abbastanza insensata vedersi. Vedersi per mantenere un rapporto civile? In che senso civile?
Civile per te, ma tu non ci sei. E finiamo per parlare delle stesse cose: io voglio risposte, lui non sa cosa rispondere. 
E poi voglio risposte per quale motivo? Cosa me ne farò di queste risposte?


So che devo proseguire sola, separarmi da lui legalmente e mentalmente, ma non ci riesco. Al contempo non riesco nemmeno a lasciar correre. Ma soprattutto, non accetto che lui non abbia alcun interesse per me. Questo fa malissimo.

Spero che tu decida di nascere presto, sono esausta.

1 day to due date

Potresti nascere oggi. O domani. O uno qualunque di questi giorni.

Da ora in poi è vero, puoi arrivare in qualunque momento.

Io ancora non realizzo. Ho le contrazioni, ma le ho da così tanto tempo che ormai è strano non sentirle. Faccio i tracciati. Mi faccio visitare. 
"Il collo si sta appianando ma è chiuso, ci vorrà ancora un po", così mi ha detto l'ostetrica. E mi sembra che significhi che posso stare tranquilla, che manca ancora tanto.
Tu ti muovi tanto e più ti muovi e più le contrazioni si sentono. Nuoti, ti stiracchi, dormi pochissimo. Spero tu sia felice, che i tuoi movimenti siano finalizzati a capire cosa devi fare per venire fuori. Devi seguire il tuo istinto, lui ti dirà cosa fare.

Lui non c'è. È fuori per lavoro. Mi chiede come sto, vuol sapere come stai tu immagino.
E sono contenta che si interessi di te, ma al contempo sono triste che continui a fregarsene di me.

Ormai so che manca poco al momento più bello della mia vita, la tua nascita, a cui seguirà un periodo pesante, quello in cui vedrò finire definitivamente il mio matrimonio.

Spero che, oltre ad essere brutto, sia anche meraviglioso grazie alla tua presenza.

Mi aspetto tanto dalla tua presenza e so che, invece, dovrei essere io a dare a te e non tu a me. Ma la mia vita è sempre stata particolare e forse lo sarà anche la tua con me.

Cercherò di essere una mamma fantastica. Farò del mio meglio.

2 days to due date

Ho paura. Tanta paura. 

Non del parto in quanto tale, ho una ingenua fiducia che andrà bene, che sarò in grado, che sarò brava. Sono una che sopporta il dolore di solito, che riesce a mantenere una vaga lucidità anche in preda ai dolori. Quindi spero sarà così anche stavolta o comunque non averlo mai fatto prima mi permette di essere ingenua.

Lui non c'è. Non c'è fisicamente e molto poco mentalmente. Una vocina dentro me mi dice che andrà bene. Che troveremo un modo per ricominciare ma so che è la vocina dell'illusione. Lui non vuole stare con me, mi sembra evidente. E penso a tutte le volte che ho criticato quelle persone che non vedono nemmeno l'evidenza. 
E poi tac, io sono una di quelle persone. Una che anche davanti all'evidenza oggettiva non la accetta. Come posso essere diventata così? Come ha fatto questo bambino a rendermi così diversa senza essere nemmeno nato? Come ho fatto a farmi cambiare così tanto?

Ho paura che quando nascerà dovrò vedere il mio matrimonio finire per sempre. E non voglio vedere. Vorrei che lui rimanesse nella pancia ancora a lungo per non dover affrontare tutto quel dolore. Ho paura di quello che sarà, se sarò brava, se riuscirò ad allattare, se riuscirò a gestire il dolore e tutto il resto senza crollare. Non devo crollare. Non posso controllare.

Tu dipendi da me. Devo essere forte per te.

5 days to due date

Un attimo ed una eternità.

Ieri dopo quasi un mese lo ho rivisto. Ero agitata, ma tutto quello che è successo mi ha resa molto apatica: non riuscivo a provare nulla.

Tristezza in alcuni momenti. Ci siamo visti in un bar, luogo neutro, affollato. Non voglio litigare, non voglio nemmeno parlare di cose serie.

Abbiamo parlato di te, di lavoro, della salute della nonna, di barche, di trovare casa a Taranto per me e te. 

Nessun accenno a noi, nessuno ha detto chiaramente che è finita e dentro me penso sia impossibile. Ma la realtà è che non dirlo è solo un rimando del dolore, un illudersi che un giorno tutto sarà diverso.

In realtà è cosi, sarà diverso. Io, tu ed il cane da una parte. Lui da un'altra.

Per ora non riesco ad accettarlo.

1 week to due date

In inglese sembra di più, invece sono solo 7 giorni.

Tra 7 giorni finiscono le 40 settimane di gestazione e tu potresti nascere, se ti va.


Il pre-ricovero è andato bene, sei sano e ti muovi tanto e pesi circa 3.3 kg.

Ne sono felice perché, nonostante tutto, tu stai bene, cresci e nuoti felice.

Non ti dirò che quando nascerai sarà tutto semplice. Non è così. O per lo meno non lo sarà per me. Tu non saprai nulla di tutto quello che è successo e sta succedendo, cercherò di tenerti al riparo dalla realtà il più a lungo possibile e quando non sarà più possibile cercherò di raccontarti una realtà più accettabile, meno dolorosa e meno impietosa, che lasci in te la convinzione che l'amore esiste ed è meraviglioso. Magari ci crederò anche io e dimenticherò la realtà.

Manca poco... ti aspetto...

1 week, 1 day to due date


"Sopporta il buco.
Quando succedono cose troppe brutte ci mettiamo un po' ad accettarle, tanto che all'inizio non ci sembrano nemmeno vere.
E, mentre la testa prende tempo per capirle,il cuore ci diventa un pezzo di groviera. 
Quindi non lo odiare, il tuo buco.
Accarezzalo ogni tanto,ma non ti ci affezionare troppo,altrimenti non passerà mai.
Se lascerai stare il buco e lo accetterai senza tanti starnazzi, vedrai che entro un anno si restringerà da solo e diventerà addirittura qualcosa di prezioso da avere dentro di te. Come un passaggio segreto, ecco.
E poi magari di nuovo si allargherà e di nuovo si restringerà, perché i buchi che abbiamo nel cuore fanno così.
Ma tutto passa, ragazzina."

(Qualcosa, di Chiara Gamberale)

1 week, 2 days to due date

Hai detto di averlo fatto perché non eri felice.
Felice. 
Cosa significa essere felici in coppia?
Credo dipenda molto da quanto tempo si è coppia.

All'inizio l'amore ti scoppia dentro. È così forte e assoluto che ti sembra di non riuscire a contenerlo tutto nel tuo corpo e vorresti urlare al mondo quanto tu sia felice e fortunato e felice e innamorato. Ogni minuto è prezioso, ogni parola è importante, ogni gesto emozionante. Cenare fuori è una novità romantica, crea imbarazzo. Dormire insieme è dolce e romantico e dormire è davvero l'ultimo dei pensieri. È un amore assoluto e totalizzante, ma non è amore. È passione, è innamoramento, è intrigo, è novità.

Poi il tempo passa e cominci ad abituarti alla persona con cui stai: iniziano le abitudini, le routine, qualche litigio per definire le prime incomprensioni. E l'amore cambia: non è più quella esplosione che straborda dal cuore. È un amore che comincia a calmarsi, a ragionare, a vedere i primi difetti, a ponderare se è davvero amore. A soppesare la persona che abbiamo difronte.
Inizi a chiederti se questo amore ne vale la pena, se non fosse solo innamoramento o attrazione. E comincia la costruzione della normalità, che è ancora frizzantina, ma comincia ad essere intrisa della realtà della vita.

E poi il tempo passa e un giorno, dopo averlo tanto desiderato e progettato, ti sposi o decidi di convivere.
Pensi di conoscere bene la persona che hai accanto, il tempo ti ha fatto vedere tanto, ha creato e distrutto, ti ha mostrato il meglio ed il peggio, ma voi siete ancora lì, a creare per la vostra coppia, per la vostra vita.
L'amore è più consapevole, più calmo, che non ha più bisogno di essere urlato. È un amore sussurrato la sera a letto, entrambi distrutti dopo giornate pesanti. 
È un amore che non si aspetta dichiarazioni folgoranti, che ha imparato la pazienza e la comprensione. Che ha lasciato andare quando doveva per andare incontro all'altro. È un amore che ti circonda, ti fa sentire sereno. Perché sai che hai qualcuno a cui affidarti, con cui puoi condividere paure e pensieri, come le gioie. Qualcuno che sai non ti farà del male. 
Penso che a questo punto si possa dire di amare davvero. Quando conosci il peggio di qualcuno, quando conosci i suoi limiti, i suoi difetti e continui a stare li e ad amarlo. Ad amare la tranquillità del vostro amore, la routine della vostra vita.
Perché la vita vera è questa, è routine, è abitudine, è compromesso per far funzionare la famiglia. Senza scoppi di fuochi d'artificio, ma illuminati dalla luce di una piccola candela sempre accesa.

Cosa stesse cercando lui non lo so. Voleva i fuochi d'artificio forse. Senza capire quanto calda e confortevole fosse la fiamma della candela.

1 week, 3 days to due date

Il corso di preparazione al parto è meraviglioso e tragico.

Meraviglioso per tutto ciò di cui si parla, tutto ciò che ci spiegano e ci insegnano, per la condivisione con altre donne nella mia stessa situazione, per i dubbi che puoi tirare fuori senza sentirti completamente idiota.

Tragico, perché alcuni degli incontri sono per la coppia. E sono costretta a vedere gli altri mariti, fidanzati, compagni che accarezzano la pancia, si interessano e fanno domande, sono partecipi e preoccupati. Le coppie parlano tra loro, si parlano a voce bassa con la tipica confidenza di chi custodisce un segreto. Si guardano complici e ridono. Si tengono per mano.

Sono cose che spesso si danno per scontate e che ora sono evidenti e dolorose.

Tra un po' stringerò la tua manina e sarà quella che mi accompagnerà per il resto della mia vita. 
Il resto non esiste. Non ha voluto esistere.

1 week, 4 days to due date

I giorni passano lenti tra pensieri e contrazioni. Vorrei tornare indietro e cancellare tutto. Tutto tranne te. E quindi proseguo in questo tunnel in cui non vedo la fine, né le pareti. Cammino l buio, cercando di abituare gli occhi all'oscurità.

Sempre più capisco e percepisco quanto sollievo e disinteresse ci siano il Lui: sollievo per essersi liberato di questo matrimonio e delle relative responsabilità e disinteresse nei mie confronti. Se anche io trovassi la forza di perdonarlo, Lui non vuole essere perdonato.
Afferma di voler fare il padre, non so cosa intende, non so come e quanta sarà la sua presenza. Non so se capisce cosa voglia dire fare il padre.

Io credo di dovermi rassegnare: alla fine di questo matrimonio, alla fine di questa famiglia come la avevo immaginata. La famiglia saremo tu, io ed il nostro cane. Saremo noi 3.
E tanto ci deve bastare.

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La psicologa dice che hai fatto tutto perché questa gravidanza ti ha destabilizzato. Ha detto che ti ha creato un trauma.
Non è una gravidanza "capitata", non ci siamo trovati a questo punto per caso. Ci abbiamo messo due anni per arrivare qui... due lunghi anni di delusioni e sofferenza e medici e rassegnazione.
Il "trauma" per te ha significato trovarmi mille difetti, aggrapparti a problemi inesistenti, rifugiarti in persone che non c'entravano nulla con noi, con la nostra storia, con il nostro vissuto.
Ha significato buttarmi addosso rabbia e frustrazione. Dirmi che non sono mai stata brava come moglie, come donna e nemmeno come collega. Dirmi il peggio del peggio. Volevi un pretesto, una scusa.
Io ho provato a capirti, ho provato a cambiare, ho provato ad essere più come mi volevi tu, ho provato a spiegarmi, a convincerti che ce la potevamo fare. Ho nascosto il dolore delle umiliazioni a cui mi hai sottoposto. E, se tu lo avessi voluto, in qualche modo, sarei riuscita ad andare avanti, a volerti ancora bene, a salvare la nostra famiglia.
Ma non posso salvare tutto da sola. Vorrei ma non posso.

1 week, 5 days to due date

Adesso cosa è rimasto?
Dolore. Probabilmente solo il mio dolore, perché ritengo di essere l'unica a cui la vita è davvero cambiata.
I parenti sono sconcertati e dispiaciuti, ma il dolore è il mio.
I pochi amici sono senza parole e cercano di sostenermi, ma il dolore è il mio.
Lui ha lei, per la quale ha distrutto tutto. Ha il suo lavoro, avrà un figlio, sarà un po' dispiaciuto per tutto quello che ne deriverà, ma il dolore è il mio.

Pertanto, l'unico dolore che resta è il mio. Che dovrò vederlo felice con un'altra persona, che dovrò spiegare a te perché le cose sono andate così, che dovrò portare avanti una vita da sola.

Ora resta solo il mio dolore. Che nessuno può capire, che nessuno può lenire, che nessuno può condividere.

1 week, 6 days to due date

Una settimana e sei giorni: tanto dovrebbe mancare a conoscerti. Non so se avere paura, non so se essere serena.
Penso che il dolore di questi mesi per ciò che sta succedendo sia stato ed è più straziante di quando lo sarà il parto.
Sto preparando la tua festa di benvenuto per quando torneremo a casa: ho ordinato i palloncini delle lettere del tuo nome, ho appeso gli addobbi, sto realizzando le decorazioni, ho ordinato fazzoletti e confetti.
Le valigie sono chiuse e contengono tutto ciò che serve. Almeno spero.
Mi concentro sulle cose pratiche, sulle liste, sui preparativi, sulla ceretta, gli esercizi di respirazione e, ogni volta che senso il vuoto che mi ingoia, penso alla tua faccina vista nell'ultima ecografia: il nasino piccolo, il mento corrucciato e la bocca pronta per dare un bacio.
A breve di guarderò dal vivo e spero di salverai la vita.

2 weeks to due date

Penso sia molto semplice essere felici. Basta svegliarsi, guardare la persona che si ha accanto e riuscire a volerle bene ogni giorno. Quando la vedi bella, quando la vedi brutta, quando ti ha fatto ridere e quando ti ha fatto arrabbiare, quando hai quel momento di stanca e vorresti mandare tutto a monte, quando pendi che il matrimonio è duro e forse non fa per te, quando ti senti insoddisfatto.
In quei momenti soprattutto, devi svegliarti, guardare la persona che hai accanto e volerle bene. Perché si sta impegnando insieme a te affinché le cose funzionino.
Non che il matrimonio sia una sofferenza da portare avanti, ma nemmeno una passeggiata di salute. E' un continuo bilanciamento di situazioni, di abitudini, di caratteri, di compromessi.
Me è così bello ed impagabile affidarsi ad una persona e sapere che potrai sempre contare sulla sua presenza nella tua vita. E' così confortante. E' così rassicurante. Quando, poi, con questa persona, decidi di creare una famiglia, credi che starete insieme per sempre, crescerete insieme i vostri figli, li guarderete dormire abbracciandovi e dicendovi che, in fondo, non siete male come genitori.

Essere felice dovrebbe facile, dovrebbe bastare guardare dall'altra parte del letto e voler bene a chi è lì con voi.
Dovrebbe essere così facile. Sarebbe più giusto.