mercoledì 25 aprile 2018

Alle 22.43

Ore 22.43
Che fa figlio? Dorme?

Ore 23.06
Ora si.

Tu sei lì, lontano, nella tua vita, quella che hai scelto. Con le persone che hai scelto. Nei modi che hai scelto.

Noi siamo qui. Insieme ma senza te. In un luogo che non abbiamo scelto, in un modo che non abbiamo scelto. Ma insieme senza te. Ed anche questo lo hai scelto tu.

E allora stai lì. Sono le 22.43. Pensa a te stesso, alle persone con cui sei, alla vita che stai vivendo. Non volevi stare con noi.

E allora stai lì. Sono le 22.43. Non puoi pretendere che io faccia la cronistoria della sue giornate,  delle sue attività, della sua crescita, della sua quotidianità. Sei stato tu a non volerlo vivere, sei stato tu ad andare via.

E allora stai lì. Sono le 22.43. Ed ognuno fa la sua vita.

lunedì 16 aprile 2018

Come quel giorno

Mi sono truccata con cura e lentamente cercando di curare i dettagli. 
Come quel giorno.

Ho sistemato i capelli, con la piastra, affinché la piega resti perfetta.
Come quel giorno.

Mi sono vestita con attenzione, avevo già scelto cosa indossare e lo avevo appeso all'anta dell'armadio.
Come quel giorno.

Ho indossato la collana, gli orecchini ed i bracciali.
Come quel giorno.

Ho preso la borsa ed il copri abito, ho indossato le scarpe.
Come quel giorno.

Sono salita in auto ed ho guidato verso l'ufficio preposto.
Come quel giorno.

Quando sono arrivata non c'era nessuno ad attendermi. Non c'erano i parenti, non c'erano gli amici, non c'erano i fiori, non c'era il fotografo, non c'erano i volti felici, non c'erano più le speranze.

Non c'eravamo più nemmeno noi.
Come quel giorno, forse.

venerdì 6 aprile 2018

Vuoi venire a mangiare sushi?

Domanda semplice, niente di complesso, una data, un luogo, un orario, degli amici.
Cibo, chiacchiere, risate magari, qualche racconto triste sulla mia attuale situazione.
Vorrei accettare ma non posso, non ancora. 
Tu la sera hai ancora troppo bisogno di me, per addormentarti attaccato a me, ogni tanto apri gli occhi e controlli se ci sono, con il pugno tieni stretta la maglietta così non posso scappare.

No, grazie. Ancora non posso lasciare mio figlio la sera. Ma grazie del pensiero e continua ad invitarmi, prima o poi dirò di si!

Domanda semplice, risposta semplice.
Mi spuntano le lacrime e piango. Piango per la vita perduta, per la vita lontana, per la vita difficile. Nessuna di queste cose è avvenuta perché sono diventata mamma, ma perché sono divenuta una mamma single, con esigenze da mamma ma amici da single.