I giorni passano lenti tra pensieri e contrazioni. Vorrei tornare indietro e cancellare tutto. Tutto tranne te. E quindi proseguo in questo tunnel in cui non vedo la fine, né le pareti. Cammino l buio, cercando di abituare gli occhi all'oscurità.
Sempre più capisco e percepisco quanto sollievo e disinteresse ci siano il Lui: sollievo per essersi liberato di questo matrimonio e delle relative responsabilità e disinteresse nei mie confronti. Se anche io trovassi la forza di perdonarlo, Lui non vuole essere perdonato.
Afferma di voler fare il padre, non so cosa intende, non so come e quanta sarà la sua presenza. Non so se capisce cosa voglia dire fare il padre.
Io credo di dovermi rassegnare: alla fine di questo matrimonio, alla fine di questa famiglia come la avevo immaginata. La famiglia saremo tu, io ed il nostro cane. Saremo noi 3.
E tanto ci deve bastare.
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La psicologa dice che hai fatto tutto perché questa gravidanza ti ha destabilizzato. Ha detto che ti ha creato un trauma.
Non è una gravidanza "capitata", non ci siamo trovati a questo punto per caso. Ci abbiamo messo due anni per arrivare qui... due lunghi anni di delusioni e sofferenza e medici e rassegnazione.
Il "trauma" per te ha significato trovarmi mille difetti, aggrapparti a problemi inesistenti, rifugiarti in persone che non c'entravano nulla con noi, con la nostra storia, con il nostro vissuto.
Ha significato buttarmi addosso rabbia e frustrazione. Dirmi che non sono mai stata brava come moglie, come donna e nemmeno come collega. Dirmi il peggio del peggio. Volevi un pretesto, una scusa.
Io ho provato a capirti, ho provato a cambiare, ho provato ad essere più come mi volevi tu, ho provato a spiegarmi, a convincerti che ce la potevamo fare. Ho nascosto il dolore delle umiliazioni a cui mi hai sottoposto. E, se tu lo avessi voluto, in qualche modo, sarei riuscita ad andare avanti, a volerti ancora bene, a salvare la nostra famiglia.
Ma non posso salvare tutto da sola. Vorrei ma non posso.
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