La vita che volevo eravamo noi. Noi 3 (più il cane!).
Noi 3 nel lettone la mattina a scambiarci sorrisi, noi 3 sul divano a vedere un film, noi 3 in aeroporto in partenza, noi 3 esausti dopo una giornata, noi 3 nervosi per un litigio, noi 3 alle manifestazioni sportive, noi 3 insieme nel bene e nel male.
La vita che volevo, la volevo solo io. Lui no. Lui non ha voluto e non vuole essere un trio, gli piace il 2+1 dove Lui è l'1 eventuale. È una somma che non aggiunge, una divisione perenne, una sottrazione di affetto, una moltiplicazione di tristezza.
Ma devo accettarlo. Nella vita tutto si accetta, si impara a convivere con il dolore come un parente poco simpatico che non puoi non frequentare. È un dolore come le onde del mare in tempesta: sono onde alte e ogni volta che si infrangono sgretolano una piccola parte di cuore, fino a quando, con il tempo, il cuore non avrà assunto una nuova forma, una nuova sfaccettatura. E la tempesta sarà finita. Le enormi onde diventeranno piccole e porteranno il dolore lentamente e ritmicamente diventando sempre più piccole, sempre meno frequenti. Fin quando non rimarranno che piccole increspature sulla superficie, che probabilmente riuscirò a sopportare grazie al tran tran della vita quotidiana.
E un giorno sarò felice. Un giorno ci sarà qualcuno che saprà apprezzarmi davvero per quella che sono, difetti inclusi. Un giorno qualcuno mi amerà tanto da amare mio figlio come se fosse il suo. E ci saremo noi 3 (più il cane). Un trio diverso da quello che avevo immaginato. Un trio diverso dalla vita che volevo. Ma potrebbe essere un trio più felice.
Lui resterà il +1. Poteva essere parte del trio, invece ha deciso di essere il +1. Un giorno lo capirà. Ed avrà sprecato tanta felicità.
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