Mi alzo e ci penso.
Penso alle cose che ci accomunano, al background comune che abbiamo, alle cose che fanno ridere entrambi, alla visione simile che abbiamo delle cose.
Ai ricordi creati negli anni, alle esperienze vissute e condivise, alla decisioni prese, alle risate, alla complicità.
C'era anche altro. C'era la distanza di alcuni momenti, l'incomprensione in altri e i litigi.
Credevo fosse tutto normale, credevo che, nonostante ciò che ci divideva, ciò che ci avvicinava fosse maggiore. Eravamo una squadra, credevo.
Mi alzo, ci penso e mi rendo conto che erano cose che ho immaginato solo io per tutto quel tempo.
E mi resta quella sensazione di incompiuto, lì, tra lo stomaco ed il cuore.
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