Una settimana e sei giorni: tanto dovrebbe mancare a conoscerti. Non so se avere paura, non so se essere serena.
Penso che il dolore di questi mesi per ciò che sta succedendo sia stato ed è più straziante di quando lo sarà il parto.
Sto preparando la tua festa di benvenuto per quando torneremo a casa: ho ordinato i palloncini delle lettere del tuo nome, ho appeso gli addobbi, sto realizzando le decorazioni, ho ordinato fazzoletti e confetti.
Le valigie sono chiuse e contengono tutto ciò che serve. Almeno spero.
Mi concentro sulle cose pratiche, sulle liste, sui preparativi, sulla ceretta, gli esercizi di respirazione e, ogni volta che senso il vuoto che mi ingoia, penso alla tua faccina vista nell'ultima ecografia: il nasino piccolo, il mento corrucciato e la bocca pronta per dare un bacio.
A breve di guarderò dal vivo e spero di salverai la vita.
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